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Fedeltà professionale dipendenti e soci



Fughe di notizie e spionaggio industriale sono due pericoli che mettono a repentaglio la sicurezza di un'impresa, e che si insinuano nella realtà aziendale il più delle volte attraverso il personale stesso. Spesso la fedeltà di soci e dipendenti di un'azienda, è tutt'altro che scontata. Ci occupiamo con frequenza di fornire prove oggettive ad imprese circa comportamenti di soci e personale che entrino in concorrenza o in contrasto con l'attività aziendale o che possano recare danno all'imprenditore (attività illecite o pratiche scorrette).

Particolare attenzione va inoltre riservata anche al ruolo che gli agenti di commercio, anche se monomandatari, hanno all'interno di una struttura. Listini, anagrafica clienti, strategie commerciali, punti di forza, eventuali lacune distributive, possono diventare informazioni che le aziende concorrenti utilizzano per elaborare strategie.

I dipendenti di una azienda oltre all'obbligazione dello svolgimento dell'attività lavorativa sono soggetti ad ulteriori obbligazioni come l'obbligo di diligenza, obbedienza e fedeltà. In particolare quest'ultimo viene disciplinato dall'articolo 2015 del codice civile, che lo definisce come divieto di concorrenza e obbligo alla segretezza.

..il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, nè divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio..

L'obbligo di non concorrenza dura non solo per tutta la durata del contratto lavorativo ma si prolunga anche dopo, in modo da porre l'azienda in una posizione di tutela.
Da tenere presente che l'obbligo di segretezza e riservatezza che vincola il dipendente a non divulgare "segreti aziendali" persiste anche dopo la cessazione del rapporto lavorativo. Per segreto aziendale si intende informazioni relative all'organizazzione e ai processi produttivi aziendali, di cui il dipendente, nello svolgimento delle sue mansioni lavorative è sia venuto a conoscenza.

La comprovata infedeltà del dipendente può causare azioni disciplinari, richieste risarcitorio o perfino leggitimo licenziamento, come sentenziato dalla corte di cassazione il 10.08.2009 (sentenza n. 18169).

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